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La scuola di Kokkilai

Kokkilai è un posto semplicemente incredibile.

A quasi 60 chilometri da Trincomalee, verso nord, appena oltre un punto dove la laguna si affaccia sull’oceano in un groviglio di dune, di secche e di correnti che solo i pescatori del posto conoscono, compare tra le palme il profilo di un paesino che sembra arroccato su uno scoglio. Ci si potrebbe arrivare via terra, ma l’esercito si è riservato la strada che percorre il sottilissimo filo che impedisce a Kokkilai di essere un’isola.

Non resta che avvicinarsi attraversando in barca la laguna, con un barcaiolo a governare il motore da nove cavalli e due ragazzini che salgono e scendono, con l’acqua al massimo alle ginocchia, per aiutare il povero fuoribordo a passar oltre la sabbia che affiora.

La scuola, dalla barca, si vede benissimo per il gran tetto di tegole rosse su un edificio a due piani, l’unico così alto di tutto il paese. Quando si arriva, si scopre che quello che si vede lungo il percorso è solo una parte di quanto è stato realizzato: la scuola dispone di 5 edifici, il primo, all’ingresso del complesso, destinato ad accogliere le abitazioni del preside e degli insegnanti, gli altri quattro, disposti attorno al cortile, con le aule, il laboratorio, la biblioteca, i servizi igienici e la mensa, l’aula per i computer. Tutti i materiali per la costruzione sono stati trasportati dalle stesse piccole barche che traghettano i visitatori, gli abitanti e per mesi gli operai edili, i progettisti e il capo cantiere. L’esercito, padrone dell’area, ha fatto una sola eccezione, per il camion con i banchi, le cattedre, le sedie e le attrezzature, che è stato lasciato passare dalla strada sotto scorta. Il preside racconta di non avere abbastanza insegnanti, e non è difficile credergli: non devono essere molti a sentir così forte la vocazione all’insegnamento da accettare di insegnare a pochi ragazzi in un posto così lontano da tutto.

Il villaggio è atipico nella zona, anche dal punto di vista sociale. Gli abitanti sono tutti pescatori saliti fin quassù da Negombo, sulla costa opposta dell’isola, perché il mare è ricco e la pesca abbondante. Dove si prende la barca per arrivare al paese è fermo un gruppo di piccoli camion frigoriferi, che aspettano l’arrivo delle barche. Pescatori e mercanti pesano il pesce su bilance di fortuna, poi verso sera i camion ripartono per tornare a Negombo in tempo per il mercato del mattino con pesci così belli da farti guadagnare bene nonostante la lunghezza del viaggio.

La comunità di Kokkilai contava quattrocento famiglie, prima che la guerra civile attraversasse questa parte dell’isola. Adesso sono un centinaio, ma anche il preside è convinto che presto saranno di più, se le cose andranno per il meglio. L’esercito, che presidia il villaggio e ne ha fatto un fortino, non avrebbe problemi ad accogliere altre famiglie di pescatori provenienti da un’area estranea al conflitto. Intanto nessuno, né il preside né i progettisti, se la sono sentita di spianare il piccolo bunker sotterraneo che sta giusto in un angolo del cortile della scuola, non lontano dalla pompa dell’acqua appena montata. C’è una scaletta che scende nel terreno, pochi gradini che promettono riparo alla violenza delle armi, qui ben conosciuta.

Quella scala è una domanda aperta: come funzionerà la scuola, quanti studenti e professori avrà? La risposta verrà dalla sabbia, che potrebbe cominciare a nasconderla, se non verrà usata.

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