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L’orfanotrofio St. Joseph

Il convento delle suore carmelitane a Trincomalee è un aggregato di edifici con pochi spazi tra l’uno e l’altro, come un piccolo quartiere popolare che cresce su se stesso nel poco spazio disponibile. Il convento ha una storia lunga alle spalle ed è diventato quello che è oggi grazie a generazioni di madri superiori e di sorelle molto attente a capire cosa potesse esser utile in quella cittadina di frontiera tra tutte le etnie del Paese. La frontiera è luogo di scontro e di conflitto – e le vicende di questi ultimi anni lo hanno testimoniato in modo pesante – ma anche zona di confronto, di dialogo, di scambio. Le carmelitane non hanno mai smesso di praticarla in questo spirito, attente ai bisogni più che alle idee e alle origini di chi ne è portatore. Per questo, dopo lo tsunami, hanno pensato che fosse necessario un nuovo edificio, al posto di uno più piccolo e mal messo, per ospitare orfane e bambine di famiglie in grave difficoltà, abbandonate nei campi profughi di tutto il nord est dell’isola. Saranno più di 60 le piccole ospiti della nuova struttura, quando sarà a regime. Calcolando al millimetro gli spazi, per costruire nel rispetto delle regole, è sorta al centro dell’area conventuale una grande costruzione a tre piani, destinata ad ospitare bambine e ragazze senza famiglia, aule di studio, spazi di lavoro comune, la cucina e la mensa, una sala computer, alloggi per le suore in servizio e il personale che lavora nel complesso.


C’è voluta una superiora appassionata come Suor Theresilda, adesso spostatasi a Jaffna, per avviare il progetto e superare le mille difficoltà burocratiche con le Autorità civili e militari. C’è voluta la costanza e la determinazione di Suor Carmella, subentrata nell'incarico a Trincomalee, per convincere il Dipartimento a scegliere un’impresa meno condizionata dai rischi del conflitto, per finire in tempo i lavori. Madri superiori e sorelle, con la determinazione, la passione e la costanza che solo le donne sanno avere nelle situazioni difficili. Dice molto, sul futuro di questo edificio, lo stile delle suore durante l’inaugurazione: una cerimonia veloce, danze e canti come di rito, preghiere e benedizioni ma senza tirarla in lungo, brevi discorsi per dire grazie, quasi che il tempo vero del ringraziamento sia da oggi in avanti, quando le stanze saranno usate pienamente, occupate e fatte proprie dalle piccole abitanti. Nella costruzione a fianco a quella realizzata dalla Protezione Civile, durante la cerimonia, continuava la scuola; gli ospiti sono usciti dal complesso lasciando passare le file ordinate delle classi che avevano finito l’orario scolastico. A due a due le bambine, sorridenti come sempre, passavano davanti alla suora maestra salutando. Educazione di altri tempi, forse, o forse e meglio l’educazione paziente, sorridente e allo stesso tempo severa che serve in un posto come Trincomalee per dar spessore e consistenza alla speranza di un domani di dialogo e di pace, in questa terra di frontiera.

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