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La scuola Akurala

Kahawa è uno dei tantissimi paesini senza un centro che si incontrano sulla strada, dove qualche casa appartiene al Comune, ma il resto delle abitazioni e della gente vive in casette sparse tra gli alberi, in un dedalo di sentieri e viuzze che si allontanano dalla costa.

Bisogna avere la pazienza di seguire l’unica strada un po’ più larga delle altre per almeno un chilometro prima di arrivare alla scuola, costruita in uno slargo che si raggiunge dopo aver superato, lasciandoselo alla sinistra, il recinto di un tempio buddista piuttosto malandato.

La scuola Akurala è la più piccola realizzata dal Dipartimento nell’area, ma sembra enorme rispetto al resto degli edifici incontrati per raggiungerla, alle casette ancora da finire che si allineano lungo il muro di cinta, alle altre case nei pressi, in parte abitate, in parte in costruzione, che lasciano pensare ad un futuro centro abitato di una qualche consistenza.

Sorge su un terreno che è stato donato da un uomo sopravvissuto allo tsunami, che nella tragedia ha perso la moglie ed un figlio che frequentava la vecchia scuola. Per questo Akurala è dedicata al ragazzo scomparso, A.D. Priyanjaya De Silva e a sua madre, K. D. Wijethilaka. Superato il cancello, si entra nel cortile stretto e lungo di un complesso rettangolare, al quale si accede passando sotto un portico ricavato dal pian terreno dell’edificio più grande.

Questa struttura, che si sviluppa su tre lati del cortile, contiene le aule e gli uffici. Il rettangolo del cortile è chiuso, sulla sinistra, da altre due costruzioni, una gialla a tre piani, verso il fondo, ed una rossa, che ospitano altre aule, i servizi e l’Assembly Hall. La scuola accoglie bambini e bambine delle classi del primo e secondo ciclo di istruzione – cinque classi sono dedicate al primo, sei al secondo – ed è progettata e realizzata per essere utilizzata da un massimo di 410 allievi. In fondo al complesso, in un angolo tra il muro di cinta e l’edificio giallo, i semplici giochi di un piccolissimo parco: una struttura in ferro su cui arrampicarsi, un’altalena, un dondolo. I giochi sono dipinti in bianco, rosso e verde, l’unico segno, insieme alla targa affissa all’ingresso, vicino all’ufficio del “principal”, che ricorda che questa scuola in mezzo alla foresta, nelle terre basse che è stato necessario risanare e solidificare per poter costruire e per evitare futuri probabili allagamenti, è stata realizzata grazie alle risorse e all’impegno di persone venute dall’Italia.

Per il resto, in mezzo al cortile, la Croce Rossa cingalese con denaro statunitense ha costruito una fontana, poi ha provveduto a decorare la parete più visibile dell’Assembly Hall con un dipinto murale, infine ha apposto all’ingresso un grande cartello che indica la scuola come centro di formazione per gli insegnanti che hanno a che fare con bambini vittime dello tsunami.

In fondo va bene così, è un altro modo usato da chi vive in questo posto sperduto per prender possesso e far proprio il dono ricevuto.

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