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Il complesso residenziale di Bosco Pura

“Bosco Pura”. È questo il nome cingalese del complesso residenziale di 13 palazzine costruite dal Vis a Negombo, per complessivi 200 appartamenti assegnati, in accordo con le Autorità locali, ad altrettante famiglie di sopravvissuti allo tsunami che, dopo la catastrofe, hanno cercato rifugio sulla costa occidentale dell’isola. Molti di essi hanno trovato accoglienza in un campo di tende allestito all’ingresso della scuola professionale gestita dai salesiani, l’ordine religioso a cui il Vis è collegato, presente da decenni in questa città della costa, antica capitale sotto il dominio portoghese e centro di maggior diffusione del cattolicesimo nell’isola. Il personale dell’Ong ha vissuto in diretta le vicende dello tsunami: il Vis infatti era già presente in Sri Lanka, dove gestiva diversi progetti di cooperazione.


Negombo, proprio perché toccata solo marginalmente dal maremoto, è diventata la meta di numerose famiglie di senzatetto. Il Vis ha iniziato immediatamente l’attività di assistenza ai rifugiati, appoggiandosi alla rete di relazioni intessute da tempo dai salesiani con la gente del posto e le Autorità locali. Le scuole e le parrocchie hanno continuato a funzionare, ma, in diverse aree del Paese, oltre ad accogliere le tendopoli hanno ospitato le iniziative promosse dal Vis: laboratori per la costruzione e la riparazione di barche da pesca, depositi di materiali da distribuire, ambulatori e presidi sanitari, progetti di assistenza ai bambini e agli adolescenti.

La parte più impegnativa del progetto realizzato con il Dipartimento ha riguardato la costruzione del complesso edilizio. La soluzione individuata e realizzata è stata una scommessa: le famiglie rifugiate a Negombo non avevano mai neppure visto un “condominio”, abituate com’erano alle piccole case monofamiliari così diffuse nei villaggi della costa.

È stato necessario un lungo lavoro di accompagnamento e di coinvolgimento dei beneficiari, per individuare insieme a loro le caratteristiche definitive delle nuove abitazioni, le dotazioni di ogni alloggio e quelle comuni, la dislocazione dei servizi igienici e delle cucine.

Poi il Vis ha costruito sull’area risanata e urbanizzata, curando sino alla conclusione del cantiere i rapporti con le Autorità locali, i salesiani e le famiglie assegnatarie. Chi si reca a Negombo trova oggi, su quello che era un pezzo di terra usato solo come discarica, ai piedi della torre dell’acqua con su scritto, a caratteri cubitali, il nome del complesso, un vero e proprio quartiere urbano, una sorta di villaggio, multietnico e multireligioso, che comincia a vivere di vita propria nella rete di relazioni tra i nuovi vicini di casa che lentamente si consolida: ci sono vasi di fiori sui terrazzi, aiuole attorno ad alcune case, panni stesi nei cortili, sui balconi e alle finestre, donne che parlano tra loro, un tuk-tuk con il motore ancora caldo, ma soprattutto una infinità di bambini che giocano nella piazza.
  • Realizzate 204 nuove unità abitative
  • Riavviate attività generatrici di reddito ed attività economiche nel settore della pesca e del commercio.
  • Attività di assistenza medico-sanitaria, di sostegno psicologico e cura sociale.
  • Sviluppati i servizi di recupero e reinserimento sociale di bambini, adolescenti e giovani
  • Opere di urbanizzazione: drenaggio acque reflue/piovane e strade
  • Realizzazione di altre utilità di uso comune
  • Potenziamento delle attività di supporto socio/comunitario, educative, di animazione e di sostegno di bambini ed adolescenti