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Il Vis nel Distretto di Trincomalee

È in mezzo alla giungla Kalampattay, un villaggio di 86 case costruite dal Vis per le famiglie di una comunità tamil, già dispersa dalle vicende della guerra civile, che il maremoto del 26 dicembre ha colpito duramente nelle località attorno a Trincomalee dove in tanti avevano trovato provvisorio rifugio.

Per i superstiti, lo tsunami è stata l’occasione di realizzare il sogno di un ritorno a casa, diventato realtà grazie al progetto del Vis, chiamato ad operare nell’area dai salesiani di Trincomalee.

Il Vis ha stabilito fin dai primi giorni successivi al maremoto un rapporto stabile e continuativo con le famiglie della comunità, fornendo aiuto e sostegno in relazione ai bisogni più urgenti: 23 barche e 70 motori fuoribordo riparati, 123 set di reti e 39 barche nuove donate ai pescatori rimasti senza mezzi, assistenza medica e psicologica soprattutto per le donne e i bambini, occasioni di lavoro create per 80 persone, per aiutarle a mantenere le famiglie.

Poi il Vis ha iniziato i cantieri, costruendo 14 case a Nilaveli e 86 abitazioni a Kalampattay, occupandosi dell’urbanizzazione dell’area, del sistema di drenaggio delle acque piovane, dello scavo dei pozzi per l’acqua potabile ed infine della costruzione delle case monofamiliari. In ciascuna abitazione la disponibilità di corrente elettrica è stata assicurata con un impianto autonomo, costituito da un pannello solare collegato ad una batteria. All’ingresso del villaggio il Vis ha costruito un ambulatorio per l’assistenza sanitaria. Le nuove case sono state consegnate alle famiglie a novembre 2006 e Kalampattay ha cominciato a vivere, mentre il personale della Ong continuava l’attività di assistenza per i bambini e i ragazzi con una presenza discreta e continua. Il sogno degli abitanti di Kalampattay è durato pochi mesi soltanto.

La ripresa del conflitto interetnico ha colpito ancora una volta la comunità: l’esercito ha marciato sul villaggio, le famiglie sono state costrette un’altra volta a fuggire e cercare riparo altrove.

Adesso, a fine 2007, le case sono deserte, qualcuna è ancora chiusa, come se i proprietari dovessero tornare da un momento all’altro, molte sono state rovinate e saccheggiate, i pannelli solari divelti, le batterie portate via o distrutte e lasciate sul posto. Tra la strada e il villaggio ora sorge un accampamento militare fortificato, nel mezzo di una radura che prima non c’era: la giungla è stata spianata per larghi tratti, per consentire alle sentinelle e alle pattuglie di vedere se qualcuno si avvicina.

Come nei sogni più brutti, Kalampattay si anima solo per la presenza circospetta dei soldati, che in fila si muovono in perlustrazione tra il silenzio delle case, la terra smossa dalle ruspe, gli alberi abbattuti. Soltanto la pace potrà far finire l’incubo e riportare la vita in quest’angolo di mondo, desiderato, raggiunto e di nuovo perduto dalle 86 famiglie che la solidarietà italiana aveva riunito e la guerra ha riconsegnato ad un presente di dolore e precarietà.
  • Costruzione 86 case Kalampattay
  • Installazione 86 pannelli solari
  • Approvvigionamento e distribuzione acqua potabile
  • Costruzione 1 Rural health center Kalampattay
  • Costruzione 14 case - Nilaveli
  • Supporto medico e psicologico per 1005 persone
  • Formazione e accoglienza per 436+22+75 bambini e adolescenti
  • Attività generatrici di reddito per 80 persone
  • Riparazione 23 barche, distribuzione 33 barche nuove e 6 oru, riparazione 70 motori
  • Distribuzione 123 set di reti
  • Opere di urbanizzazione: drenaggio acque reflue/piovane e miglioramento strade
  • Potenziamento delle attività di supporto socio/comunitario, educative, di animazione e di sostegno di bambini ed adolescenti